Metamorfosi è una specie di incubo alla Constellation con Manuel Agnelli che declama stronzate1 con una linea vocale palesemente debitrice di Demetrio Stratos.
Non si vuole mai essere quella persona che si lamenta della discesa nel baratro dell’irrilevanza di tale o tal’altro artista. Si fa la figura dello scontento cronico, del critico tanto per criticare, dell’elitista ottuso disgustato dal declino del baretto di quartiere e dal selling-out di Instagram ma deliziato però dal ritorno degli occhiali grandi e delle magliette delle tartarughe ninja.
Ci sono libri sulla teoria creazionista della figura dello sfigato — che riporterò costantemente in corsivo in questo Pezzo — che dicono che ad un certo punto la sfiga si origina prepotentemente nel tuo modo di relazionarti con le cose che altri ritengono poco importanti partendo da un ritornello degli 883.
Al bar vanno in borghese. Non indossano più i turbanti e le tuniche che avevano sul palco. Non fossero gli unici berberi in una stanza di maschi bianchi, non darebbero nell’occhio.
Miloš Teodosić (Милош Теодосић) è bellissimo. Efrim Manuel Menuck è bellissimo. Primo punto in comune, a naso abbastanza importante.
Nessuno se l’è filato, ma qualche giorno fa è nato Faceskin, il social network di Claudio Cecchetto.
genesi
Mi immagino Claudio Cecchetto alla sua scrivania di fronte a un Mac.